Donne in croce. Donne senza tempo e senza luogo. Di tutti i tempi e di ogni luogo. Donne sopraffatte, inchiodate da falsi amori, da vite non volute, da sogni irrealizzati, dall’incapacità di vedere. L’accettazione di questa condizione è cecità del proprio essere e del proprio sentire.

Non voglio vedere. Speranza di vivere.

Uomini che mettono in croce donne. Carnefici di ogni tempo. Predatori del futuro altrui, che ignorando le leggi dell’universo rimangono in croce, invischiati nel loro stesso giogo. La vittoria su esseri inermi è sconfitta soprattutto personale, che impoverisce l’animo umano.

Ti puoi chiamare uomo?

Crocifissione, antica pratica, con la quale si voleva provocare una morte lenta e dolorosa, lasciare la vita goccia a goccia, pratica perpetrata per umiliate il corpo e la mente.

Crocifissione, posa poco armonica di una danza quasi perfetta tra Tortura e Agonia, una danza di morte e sopraffazione, che immobilizza gli arti e la mente. Macabra violenza. Non ballo.

Metamorfosi. Apro gli occhi. E’ finita. Rivoluzione di coscienza. La proiezione di una donna è il futuro. Non più in croce, non ci sono più chiodi, cosciente di essere, apre le braccia alla vita. Sconfitto è chi non sa ricominciare, la forza delle donne che non si arrendono e reagiscono. Vivo.

Una donna, due ibridi, tra una presenza ed una essenza. Con forza si abbattono i muri che circondano le vite ma con i sogni si costruiscono mondi migliori, bolle sospinte al cielo.