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La famiglia Esposito

Serie di cuccume porta oggetti. Alluminio. Dimensioni variabili

La mia trappola

Scatola di sardine, trappola per topi

Damigella

Tegamino, argilla

Virus_Tend

Floppy Disk e anelli di metallo

Narciso

Padella smaltata, specchio, viti

Pinocchio

Coperchio di barattolo da conserva in vetro

Scaccostanco

Sedia, cubetti di poliuretano, argilla, punte metalliche

Servosciocco

Porta asciugamani in metallo, resina, acrilici

Mestolux

Mestoli in metallo, portalampada in ceramica, filo elettrico

Ruotolo

Cerchione macchina in metallo, base poltrona da ufficio, pallina da tennis, viti

Il grillo

Imbuto in plastica

Una scatola di sardine vuota in piazza Sire Raul

L’esperienza degli oggetti ritrovati come pro-getto continuo

Questa lavoro racconta dei molteplici rapporti che si instaurano con un solo oggetto e il rimando che si stabilisce con più oggetti: lirici, archetipi, codici, poliglotti, densi, incompleti e creoli. Una metodologia questa che somiglia all’idioma pidgin, lingua passe-partout, che decontestualizza gli oggetti portandoli altrove, svuotandoli del significato originario e arricchendoli in maniera trasversale: l’arte, il design, l’antropologia, l’ecologia, l’economia, la produzione e consumo.

Politecnico di Milano 1996